L'ULTIMISSIMA
(Vippando)
(Video intervista al Teatro7)
Intervista Nov
2007
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- INTERVISTA OTTOBRE 2007
Con gran destrezza
ti alterni tra le quinte del palcoscenico ed i set televisivi: in
realtà trovi ci sia differenza nella recitazione di un attore che
proviene dal teatro rispetto a quella di uno che ha fatto solo
televisione?
Rispondo da teatrante:
ASSOLUTAMENTE! Nel senso che solitamente un attore teatrale riesce a
essere convincente anche in televisione, mentre al contrario… in
televisione bisogna lavorare a “togliere”, (le intenzioni, le facce,
la voce), perché la macchina da presa è su di te, magari in primo
piano, mentre a teatro tu sei a figura intera su un palco, ed ogni
gesto deve essere amplificato, affinché possa arrivare anche allo
spettatore seduto in ultima fila. Per me che sul palcoscenico
ricerco sempre di “naturalizzare” il personaggio, poi il passaggio è
più semplice…comunque meglio lavorare a togliere che a mettere, che
ne pensi?
Una delle tue più importanti
interpretazioni teatrali è stata forse quella di “Rugantino” che ti
ha portato sui maggiori palcoscenici d’Italia: nel seguire degli
anni quanto questa maschera ti ha dato di positivo e di negativo?
Rugantino per me è un sogno avverato, essere stato poi l’ultimo
Rugantino di Garinei, mi da una sorta di “responsabilità” nei
confronti di questo grande uomo di teatro e della romanità…insomma,
di positivo c’è tutto! Di negativo è che troppo spesso alcuni
addetti ai lavori ti etichettano esclusivamente come un “attore
romano”, non considerando le altre mille sfaccettature che ti
appartengono..ma in fondo di tante cose brutte che potevano dirmi,
essere considerato un rappresentante di Roma, non mi dispiace
affatto!
Proprio come racconta la commedia brillante che state
interpretando, la convivenza con i colleghi sul set o sul
palcoscenico non sempre è facile: ti è mai capitato di assistere o
esser coinvolto in accese discussioni?
Tutti quelli con cui ho lavorato mi dicono che sono il collega
ideale, quello che è sempre sorridente, disponibile, che non si da
arie da primo attore, che lavora per lo spettacolo e non per se
stesso…è molto difficile litigare con me…solo una volta, in venti e
passa anni di teatro ho dovuto alzare la voce, ma solo in quanto
“capocomico”, cioè responsabile dell’intero spettacolo…dopo, per
fare pace, ho invitato a cena l’atro ed abbiamo chiarito la
questione a quattrocchi…forse non litigo perché mi costerebbe troppo
in cene!?
Una dei più bei riti della
vita teatrale è lo scherzo durante l’ultima replica: ce ne racconti
uno che ti è particolarmente rimasto impresso?
Eravamo nel mio Teatro Sette e recitavo in coppia con Sergio
Zecca, eravamo solo io e lui…ad un certo punto lui ha preso ed è
uscito di scena, lasciandomi da solo ad improvvisare per cinque
minuti… memorabile, ma anche infame!
Com’era invece l’atmosfera
sul set di “NATI IERI” la fiction in onda su Canale 5, nella quale
sei tra i protagonisti?
Molto piacevole e cordiale, si è creato un gruppo di amici,
peraltro tutti bravi, diretti da tre registi completamenti diversi
l’uno dagli altri, ma simpatici e professionali come pochi…insomma,
magari ricapitasse un gruppo così!
Quale è stato il tuo esordio televisivo?
Sono stato il primo vincitore di Beato tra le donne, quella
trasmissione estiva condotta da Paolo Bonolis e diretta
Pierfrancesco Pingitore…fu un boom, pensa che la serata finale fu
seguita, a settembre, da più di nove milioni di spettatori…ci sono
delle persone che ancora oggi mi fermano per dirmi “ma tu hai vinto
beato tra le donne?” e parliamo di 13 anni fa…è l’ulteriore conferma
che ha vinto la simpatia!
Dicono tu piaccia molto alle “ragazzine”: cosa ne pensa
tua moglie Elisabetta?
Penso sia contenta di avere un marito che piace! Anche io lo sono
se fanno un complimento a lei… fortunatamente non è gelosa, ed è una
donna eccezionale, che ha compreso che in un rapporto di coppia è
importante che ognuna persegua la propria realizzazione personale,
senza annullarsi nell’altro…ma completandosi! Figurati se non è
contenta del plauso delle donne, piccole o grandi che siano.
Hai due bambini in età scolare: hai mai chiesto il loro
parere su un personaggio che stai interpretando? Che ti hanno
risposto?
Più che un parere su un personaggio, mi chiedono di scrivere le
storie che piacciono a loro, da mettere poi in scena…tre anni fa ho
esaudito il loro desiderio di uno spettacolo per bambini da fare nel
mio teatro…ora non mi posso più fermare, esiste una stagione per
bambini , ora è in scena “la vera storia di Zorro”, uno spettacolo
nato da una storiella che mi ero inventato per farli addormentare…mi
potevo stare zitto, no? visto che a Febbraio gli ho promesso l'uomo
ragno!!!
Come riesci a conciliare il ruolo di attore con quello di padre?
essere marito e padre è un qualcosa che va oltre il lavoro che
fai; io credo molto nella famiglia, come ho già detto ho la fortuna
di avere una moglie fantastica che partecipa con me le difficoltà e
le gioie di questo lavoro e che supplisce alle mie eventuali assenze
fisiche da casa; dico pure, che per essere un buon padre non conta
il tempo che dedichi ai tuoi figli ma l'intensità con la quale stai
con loro.
Da dieci anni a Roma hai un tuo spazio il TEATRO SETTE
dove non solo interpreti e dirigi lavori teatrali di successo ma
dove anche ti dedichi alla diffusione della tradizione teatrale con
una scuola: qual è la prima regola che insegni a chi vuol diventare
attore?
Rispettare chi ti sta vicino, non montarsi la testa ed apprezzare
di avere a disposizione un mezzo col quale comunicare un qualcosa di
personalissimo agli altri…se ti avvicini al teatro con altre
velleità, puoi pure andartene da qualche altra parte, ci sono già
tante “fabbriche di illusioni” in giro…
Sei annunciato in ben
tre cartelloni della presente stagione come protagonista e in
altrettanti come regista: un’annata decisiva?
Si, per l’infarto! Sai, essere presente in tanti
teatri ti permette di conoscere pubblici diversi, ed al contempo
anche di farti conoscere; perché esiste un pubblico che va solo in
alcuni teatri, e per farlo smuovere da lì devi proprio conquistarlo.
Questa è la sfida della stagione…la “conquista di nuovo pubblico”.
Anche se c’è il rischio di stufare: “aò, ma sto La Ginestra quest’anno sta
da per tutto”…
Ci parli delle tre commedie che interpreterai?
Debutto al Teatro Vittoria con una commedia musicale
spagnola, “L’altro lato del letto” con Vittoria Belvedere, Lorenza
Mario e Augusto Fornari, diretta da Bideri & Messina, si ride, si
balla, e si canta con sette musicisti in scena, con le musiche di
Cangialosi…una bella prova d’attore! Sempre mezzo nudo…(ops, non so
se questo possa attirare o respingere…); poi a Febbraio è la volta
del Teatro della Cometa, con un testo di Adriano Bennicelli “Radice
di 2”
, vincitore del premio Diego Fabbri 2006; sono in scena con Edy
Angelillo, diretti dal grande Enrico Lamanna, per raccontare una
storia d’amore divertente, dolce e malinconica al tempo stesso. Ed
infine a maggio replichiamo al Teatro de’ Servi il successo delle
ultime stagioni: “Ago, Bianca e…Uno e basta” scritto con Bennicelli,
da me diretto ed interpretato insieme a Marco Zadra, Beatrice Fazi,
Alessandra Bellini ed altri bravissimi attori. Tre spettacoli da non
perdere!
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INTERVISTA OTTOBRE 2005
Raccontolavoro
a cura di Alessia Rapone
Hai mollato il tuo vecchio lavoro di avvocato
e hai rischiato… Ora sei attore e direttore artistico del
Teatro 7. Accadeva nel 2000. Io ho avuto la fortuna grossa grossa di avere una grande forza d'animo
e di voler scoprire "nuovi orizzonti". Avevo il gioco
del teatro e intanto studiavo, per non farmi dire niente dai miei,
mi laureavo e iniziavo a lavorare e avevo delle soddisfazioni. Ero
avvocato, responsabile dello studio legale di una compagnia di assicurazioni. A un certo punto facevo uno, due spettacoli l'anno a Roma con una
durata di mese, un mese e mezzo e un certo seguito di pubblico…
Ero un privilegiato, perché non dovevo campare col teatro,
perciò sceglievo le cose da fare, quelle che mi piaceva fare.
Non avevo lo snervamento di doverci campare…
E adesso lo snervamento c'è?
C'è, ma con la serenità di chi ha fatto una scelta
di cui non si è mai pentito. Sai, quella voglia di dire qualcosa
di tuo…. ce l'hai fin da piccolo, la predisposizione d'animo
a esprimerti davanti un pubblico, su un palcoscenico.
Sul palco si nota la tua grande capacità d'ascolto
e di coinvolgimento degli spettatori. Da dove deriva?
È l'esperienza del palcoscenico. Fare questo mestiere presuppone
un dono naturale, che tu poi affini, però se non riesci a
sentire il pubblico, se non cavalchi una risata, un silenzio, un'attenzione
particolare…, devi fare un altro lavoro. Insomma, bisogna
ascoltare il pubblico.
Anche se non fosse quello di Roma e fosse invece quello di Bergamo,
di Palermo…
Io ho avuto la fortuna di recitare in Rugantino, per me lo spettacolo
più bello del mondo. E col Sistina ho girato l'Italia: il
pubblico è diverso, di sera in sera, di paese in paese, da
città in città. La cosa bella è entrarci in
sintonia ogni volta. Il pubblico lo senti e impari a sentirlo.
Qual è l'oggetto del tuo lavoro?
Quando scrivo ho bisogno di carta, penna, computer. Quando devo
fare solo l'attore, il copione è l'oggetto caro, il pane
quotidiano.
Mi aspettavo dicessi "la valigia dell'attore", il vecchio
baule di 'Mi hanno rimasto solo', spettacolo del 2003 che hai scritto,
diretto e interpretato.
Un uomo solo sul palcoscenico parlava col teatro…, quello
era un baule pieno di emozioni, un grosso lavoro di emozioni. Emozioni
vissute da solo e insieme. Vedi, il problema grosso di questo lavoro
è che la maggior parte delle persone lo fa per una forma
di egocentrismo, di narcisismo.
Tu invece no?
E' presente anche in me, certo, altrimenti non salirei sul palcoscenico
a parlare, muovermi. Però bisogna saperlo indirizzare, quell'egocentrismo,
bisogna saper valutare la relazione con l'altro. Ecco, l'esperienza
di base è quella di uno che vuole conoscere l'essere umano
e valorizzarlo in quanto tale. Quest'anno facciamo 10 anni e lo
spettacolo in cui torno a recitare al Teatro 7 è uno spettacolo
corale.
Come si chiama lo spettacolo?
Uno e basta, titolo corto. Ago, Bianca e… Uno e basta, titolo
lungo. E' uno spettacolo molto divertente, scritto da Adriano Bennicelli
e da me riadattato. Con me, in 'Uno e basta' recitano tutti i giovani
attori del Teatro 7, che hanno capito lo spirito del teatro e di
questo teatro in particolare.
A rischio botteghino?
No, perché so che ci sanno fare e si danno da fare. So che
quando monteremo la scena stavolta la monteremo tutti e otto.
I tuoi spettacoli fanno sorridere e ridere. Definizione riduttiva?
No, il teatro ti permette di dire alcune cose: se riesci a far sorridere,
ridere e stare bene, puoi dire mille cose in più. Ma senza
mai diventare maestri. Aprire spiragli, questo sì.
Non c'è conflitto d'interessi fra Michele direttore
artistico, Michele attore, autore, Michele regista, Michele che
fa l'imbianchino a teatro quando occorre?
Imbianchino ed elettricista! In un teatro come questo succede, è
una fatica improba, ma è bello. E' il mio modo per stare
coi piedi per terra. Michele La Ginestra
Dal 1997 è direttore artistico del Teatro Sette di Roma,
il teatro "dei giovani e per i giovani". Una laurea in
giurisprudenza in tasca, un mestiere che è cambiato nel tempo.
Nel 2001 è 'Rugantino', da sempre è attore, autore,
regista teatrale.
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