Colors, i colori delle domande:

Michele La Ginestra - Aprile 2013

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Intervista IL PUNTO - Gennaio 2013

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(Video intervista al Teatro7)
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Intervista Novembre 2007

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- INTERVISTA OTTOBRE 2007

Con gran destrezza ti alterni tra le quinte del palcoscenico ed i set televisivi: in realtà trovi ci sia differenza nella recitazione di un attore che proviene dal teatro rispetto a quella di uno che ha fatto solo televisione?

Rispondo da teatrante: ASSOLUTAMENTE! Nel senso che solitamente un attore teatrale riesce a essere convincente anche in televisione, mentre al contrario… in televisione bisogna lavorare a “togliere”, (le intenzioni, le facce, la voce), perché la macchina da presa è su di te, magari in primo piano, mentre a teatro tu sei a figura intera su un palco, ed ogni gesto deve essere amplificato, affinché possa arrivare anche allo spettatore seduto in ultima fila. Per me che sul palcoscenico ricerco sempre di “naturalizzare” il personaggio, poi il passaggio è più semplice…comunque meglio lavorare a togliere che a mettere, che ne pensi?

Una delle tue più importanti interpretazioni teatrali è stata forse quella di “Rugantino” che ti ha portato sui maggiori palcoscenici d’Italia: nel seguire degli anni quanto questa maschera ti ha dato di positivo e di negativo?
Rugantino per me è un sogno avverato, essere stato poi l’ultimo Rugantino di Garinei, mi da una sorta di “responsabilità” nei confronti di questo grande uomo di teatro e della romanità…insomma, di positivo c’è tutto! Di negativo è che troppo spesso alcuni addetti ai lavori ti etichettano esclusivamente come un “attore romano”, non considerando le altre mille sfaccettature che ti appartengono..ma in fondo di tante cose brutte che potevano dirmi, essere considerato un rappresentante di Roma, non mi dispiace affatto!


Proprio come racconta la commedia brillante che state interpretando, la convivenza con i colleghi sul set o sul palcoscenico non sempre è facile: ti è mai capitato di assistere o esser coinvolto in accese discussioni?

Tutti quelli con cui ho lavorato mi dicono che sono il collega ideale, quello che è sempre sorridente, disponibile, che non si da arie da primo attore, che lavora per lo spettacolo e non per se stesso…è molto difficile litigare con me…solo una volta, in venti e passa anni di teatro ho dovuto alzare la voce, ma solo in quanto “capocomico”, cioè responsabile dell’intero spettacolo…dopo, per fare pace, ho invitato a cena l’atro ed abbiamo chiarito la questione a quattrocchi…forse non litigo perché mi costerebbe troppo in cene!?

Una dei più bei riti della vita teatrale è lo scherzo durante l’ultima replica: ce ne racconti uno che ti è particolarmente rimasto impresso?
Eravamo nel mio Teatro Sette e recitavo in coppia con Sergio Zecca, eravamo solo io e lui…ad un certo punto lui ha preso ed è uscito di scena, lasciandomi da solo ad improvvisare per cinque minuti… memorabile, ma anche infame!

Com’era invece l’atmosfera sul set di “NATI IERI” la fiction in onda su Canale 5, nella quale sei tra i protagonisti?
Molto piacevole e cordiale, si è creato un gruppo di amici, peraltro tutti bravi, diretti da tre registi completamenti diversi l’uno dagli altri, ma simpatici e professionali come pochi…insomma, magari ricapitasse un gruppo così!


Quale è stato il tuo esordio televisivo?
Sono stato il primo vincitore di Beato tra le donne, quella trasmissione estiva condotta da Paolo Bonolis e diretta Pierfrancesco Pingitore…fu un boom, pensa che la serata finale fu seguita, a settembre, da più di nove milioni di spettatori…ci sono delle persone che ancora oggi mi fermano per dirmi “ma tu hai vinto beato tra le donne?” e parliamo di 13 anni fa…è l’ulteriore conferma che ha vinto la simpatia!


Dicono tu piaccia molto alle “ragazzine”: cosa ne pensa tua moglie Elisabetta?
Penso sia contenta di avere un marito che piace! Anche io lo sono se fanno un complimento a lei… fortunatamente non è gelosa, ed è una donna eccezionale, che ha compreso che in un rapporto di coppia è importante che ognuna persegua la propria realizzazione personale, senza annullarsi nell’altro…ma completandosi! Figurati se non è contenta del plauso delle donne, piccole o grandi che siano.


Hai due bambini in età scolare: hai mai chiesto il loro parere su un personaggio che stai interpretando? Che ti hanno risposto?
Più che un parere su un personaggio, mi chiedono di scrivere le storie che piacciono a loro, da mettere poi in scena…tre anni fa ho esaudito il loro desiderio di uno spettacolo per bambini da fare nel mio teatro…ora non mi posso più fermare, esiste una stagione per bambini , ora è in scena “la vera storia di Zorro”, uno spettacolo nato da una storiella che mi ero inventato per farli addormentare…mi potevo stare zitto, no? visto che a Febbraio gli ho promesso l'uomo ragno!!!


Come riesci a conciliare il ruolo di attore con quello di padre?

essere marito e padre è un qualcosa che va oltre il lavoro che fai; io credo molto nella famiglia, come ho già detto ho la fortuna di avere una moglie fantastica che partecipa con me le difficoltà e le gioie di questo lavoro e che supplisce alle mie eventuali assenze fisiche da casa; dico pure, che per essere un buon padre non conta il tempo che dedichi ai tuoi figli ma l'intensità con la quale stai con loro.


Da dieci anni a Roma hai un tuo spazio il TEATRO SETTE dove non solo interpreti e dirigi lavori teatrali di successo ma dove anche ti dedichi alla diffusione della tradizione teatrale con una scuola: qual è la prima regola che insegni a chi vuol diventare attore?
Rispettare chi ti sta vicino, non montarsi la testa ed apprezzare di avere a disposizione un mezzo col quale comunicare un qualcosa di personalissimo agli altri…se ti avvicini al teatro con altre velleità, puoi pure andartene da qualche altra parte, ci sono già tante “fabbriche di illusioni” in giro…


Sei annunciato in ben tre cartelloni della presente stagione come protagonista e in altrettanti come regista: un’annata decisiva?

Si, per l’infarto! Sai, essere presente in tanti teatri ti permette di conoscere pubblici diversi, ed al contempo anche di farti conoscere; perché esiste un pubblico che va solo in alcuni teatri, e per farlo smuovere da lì devi proprio conquistarlo. Questa è la sfida della stagione…la “conquista di nuovo pubblico”. Anche se c’è il rischio di stufare: “aò, ma sto La Ginestra quest’anno sta da per tutto”…

 

Ci parli delle tre commedie che interpreterai?

Debutto al Teatro Vittoria con una commedia musicale spagnola, “L’altro lato del letto” con Vittoria Belvedere, Lorenza Mario e Augusto Fornari, diretta da Bideri & Messina, si ride, si balla, e si canta con sette musicisti in scena, con le musiche di Cangialosi…una bella prova d’attore! Sempre mezzo nudo…(ops, non so se questo possa attirare o respingere…); poi a Febbraio è la volta del Teatro della Cometa, con un testo di Adriano Bennicelli “Radice di 2” , vincitore del premio Diego Fabbri 2006; sono in scena con Edy Angelillo, diretti dal grande Enrico Lamanna, per raccontare una storia d’amore divertente, dolce e malinconica al tempo stesso. Ed infine a maggio replichiamo al Teatro de’ Servi il successo delle ultime stagioni: “Ago, Bianca e…Uno e basta” scritto con Bennicelli, da me diretto ed interpretato insieme a Marco Zadra, Beatrice Fazi, Alessandra Bellini ed altri bravissimi attori. Tre spettacoli da non perdere!

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INTERVISTA OTTOBRE 2005

Raccontolavoro

a cura di Alessia Rapone


Hai mollato il tuo vecchio lavoro di avvocato e hai rischiato… Ora sei attore e direttore artistico del Teatro 7. Accadeva nel 2000.
Io ho avuto la fortuna grossa grossa di avere una grande forza d'animo e di voler scoprire "nuovi orizzonti". Avevo il gioco del teatro e intanto studiavo, per non farmi dire niente dai miei, mi laureavo e iniziavo a lavorare e avevo delle soddisfazioni. Ero avvocato, responsabile dello studio legale di una compagnia di assicurazioni.
A un certo punto facevo uno, due spettacoli l'anno a Roma con una durata di mese, un mese e mezzo e un certo seguito di pubblico… Ero un privilegiato, perché non dovevo campare col teatro, perciò sceglievo le cose da fare, quelle che mi piaceva fare. Non avevo lo snervamento di doverci campare…


E adesso lo snervamento c'è?
C'è, ma con la serenità di chi ha fatto una scelta di cui non si è mai pentito. Sai, quella voglia di dire qualcosa di tuo…. ce l'hai fin da piccolo, la predisposizione d'animo a esprimerti davanti un pubblico, su un palcoscenico.


Sul palco si nota la tua grande capacità d'ascolto e di coinvolgimento degli spettatori. Da dove deriva?
È l'esperienza del palcoscenico. Fare questo mestiere presuppone un dono naturale, che tu poi affini, però se non riesci a sentire il pubblico, se non cavalchi una risata, un silenzio, un'attenzione particolare…, devi fare un altro lavoro. Insomma, bisogna ascoltare il pubblico.
Anche se non fosse quello di Roma e fosse invece quello di Bergamo, di Palermo…
Io ho avuto la fortuna di recitare in Rugantino, per me lo spettacolo più bello del mondo. E col Sistina ho girato l'Italia: il pubblico è diverso, di sera in sera, di paese in paese, da città in città. La cosa bella è entrarci in sintonia ogni volta. Il pubblico lo senti e impari a sentirlo.


Qual è l'oggetto del tuo lavoro?
Quando scrivo ho bisogno di carta, penna, computer. Quando devo fare solo l'attore, il copione è l'oggetto caro, il pane quotidiano.
Mi aspettavo dicessi "la valigia dell'attore", il vecchio baule di 'Mi hanno rimasto solo', spettacolo del 2003 che hai scritto, diretto e interpretato.
Un uomo solo sul palcoscenico parlava col teatro…, quello era un baule pieno di emozioni, un grosso lavoro di emozioni. Emozioni vissute da solo e insieme. Vedi, il problema grosso di questo lavoro è che la maggior parte delle persone lo fa per una forma di egocentrismo, di narcisismo.


Tu invece no?
E' presente anche in me, certo, altrimenti non salirei sul palcoscenico a parlare, muovermi. Però bisogna saperlo indirizzare, quell'egocentrismo, bisogna saper valutare la relazione con l'altro. Ecco, l'esperienza di base è quella di uno che vuole conoscere l'essere umano e valorizzarlo in quanto tale. Quest'anno facciamo 10 anni e lo spettacolo in cui torno a recitare al Teatro 7 è uno spettacolo corale.


Come si chiama lo spettacolo?

Uno e basta, titolo corto. Ago, Bianca e… Uno e basta, titolo lungo. E' uno spettacolo molto divertente, scritto da Adriano Bennicelli e da me riadattato. Con me, in 'Uno e basta' recitano tutti i giovani attori del Teatro 7, che hanno capito lo spirito del teatro e di questo teatro in particolare.

A rischio botteghino?
No, perché so che ci sanno fare e si danno da fare. So che quando monteremo la scena stavolta la monteremo tutti e otto.
I tuoi spettacoli fanno sorridere e ridere. Definizione riduttiva?
No, il teatro ti permette di dire alcune cose: se riesci a far sorridere, ridere e stare bene, puoi dire mille cose in più. Ma senza mai diventare maestri. Aprire spiragli, questo sì.


Non c'è conflitto d'interessi fra Michele direttore artistico, Michele attore, autore, Michele regista, Michele che fa l'imbianchino a teatro quando occorre?
Imbianchino ed elettricista! In un teatro come questo succede, è una fatica improba, ma è bello. E' il mio modo per stare coi piedi per terra. Michele La Ginestra
Dal 1997 è direttore artistico del Teatro Sette di Roma, il teatro "dei giovani e per i giovani". Una laurea in giurisprudenza in tasca, un mestiere che è cambiato nel tempo. Nel 2001 è 'Rugantino', da sempre è attore, autore, regista teatrale.