dal 10 Gennaio al 5 Febbraio 2012

Michele La Ginestra torna al Teatro Golden in coppia con la poliedrica Michela Andreozzi in uno spettacolo molto divertente ed originale che ha spopolato per anni nei teatri Francesi.
"C'eravamo (troppo) amati" di Pierre Palmade e Muriel Robin, nell'adattamento dello stesso La Ginestra, per la regia di Roberto Marafante è la semplice storia di due persone che dopo sei anni di matrimonio, decidono di separarsi... per accorgersi, col tempo, quanto possa essere piacevole stare insieme nella separazione!
Una serie di gag irresistibili accompagnano i momenti classici del distacco: la spartizione dei beni, il cambio di casa, la comunicazione del divorzio ai parenti, l'incontro coi nuovi compagni e l'inevitabile confronto tra il prima e il dopo...con un finale a sorpresa!
Un'ora e mezzo di risate, parlando della vita di coppia, senza neanche una volgarità!
 

MICHELE LA GINESTRA e MICHELA ANDREOZZI
in C’ERAVAMO TROPPO AMATI
di Pierre Palmade e Muriel Robin

Traduzione di Michele la Ginestra
 Musiche Antonio Di Pofi
 Ideazione scenica

Riccardo Ricci e Roberto Marafante
 Luci Francesco Mischitelli
 Aiuto regia Morgana Giovannetti
Regia Roberto Marafante

 Questa commedia è di quelle che ogni autore vorrebbe aver scritto e che ogni attore vorrebbe poter interpretare perché ha l’odore, misteriosamente già sulla carta, di essere un successo.

E’ ovvio che a confortarci sono gli anni di repliche esaurite nei teatri francesi, ma ugualmente stupisce come si possa creare quella alchimia che rende divertente, anzi esilarante e insieme intelligente, ma semplice, addirittura vera, una commedia a due personaggi.

Il segreto sta sicuramente nell’aver centrato quei sentimenti e quelle dinamiche di coppia nelle quali ci riconosciamo un po’ tutti. E’ come accade a certi personaggi dei film di Walt Disney, la strega non te la puoi immaginare che con quella faccia e così in “C’eravamo troppo amati” chiunque può ritrovare un po’ di sé stesso in questo lui e in questa lei che scoprono quanto si amano dopo aver divorziato.

Infatti la loro è una storia d’amore al contrario, che comincia da dove finisce. Quello che ci fa ridere (e magari ci commuove) sta nel vedere come le differenze, più che le uguaglianze, siano le motivazioni forti dell’ innamoramento: il divorzio sembra una medicina amara, ma necessaria perché guarisca il loro amore.

Lo spettatore è trasportato da un luogo a un altro, da un tempo a un altro in un susseguirsi di situazioni realizzate con pochi elementi semplici, piene di personaggi che non si vedono, ma che il dialogo rende concreti, in un rincorrersi di scene comiche spesso surreali, ma così vere come i tasselli di un puzzle che alla fine creano una sola immagine: la storia di una”vita”.

Il ritmo della narrazione è irresistibile, gli spazi sono creati magicamente da oggetti che si trasformano come giocattoli, il dialogo non perde mai un colpo, ma alla fine è anche uno spettacolo dove vive il piacere di vedere l’appassionato virtuosismo degli attori sopra un palcoscenico.

Roberto Marafante

 

   

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