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MICHELE LA GINESTRA e MICHELA ANDREOZZI
in
C’ERAVAMO TROPPO AMATI
di Pierre Palmade e Muriel Robin
Traduzione di Michele la Ginestra
Musiche Antonio
Di Pofi
Ideazione scenica
Riccardo Ricci e Roberto Marafante
Luci
Francesco Mischitelli
Aiuto
regia
Morgana Giovannetti
Regia
Roberto Marafante
Questa commedia è di quelle che ogni autore vorrebbe aver scritto
e che ogni attore vorrebbe poter interpretare perché ha l’odore,
misteriosamente già sulla carta, di essere un successo.
E’ ovvio che a confortarci sono gli anni di repliche esaurite nei
teatri francesi, ma ugualmente stupisce come si possa creare quella
alchimia che rende divertente, anzi esilarante e insieme
intelligente, ma semplice, addirittura vera, una commedia a due
personaggi.
Il segreto sta sicuramente nell’aver centrato quei sentimenti e
quelle dinamiche di coppia nelle quali ci riconosciamo un po’ tutti.
E’ come accade a certi personaggi dei film di Walt Disney, la strega
non te la puoi immaginare che con quella faccia e così in “C’eravamo
troppo amati” chiunque può ritrovare un po’ di sé stesso in questo
lui e in questa lei che scoprono quanto si amano dopo aver
divorziato.
Infatti la loro è una storia d’amore al contrario, che comincia da
dove finisce. Quello che ci fa ridere (e magari ci commuove) sta nel
vedere come le differenze, più che le uguaglianze, siano le
motivazioni forti dell’ innamoramento: il divorzio sembra una
medicina amara, ma necessaria perché guarisca il loro amore.
Lo spettatore è trasportato da un luogo a un altro, da un tempo a
un altro in un susseguirsi di situazioni realizzate con pochi
elementi semplici, piene di personaggi che non si vedono, ma che il
dialogo rende concreti, in un rincorrersi di scene comiche spesso
surreali, ma così vere come i tasselli di un puzzle che alla fine
creano una sola immagine: la storia di una”vita”.
Il ritmo della narrazione è irresistibile, gli spazi sono creati
magicamente da oggetti che si trasformano come giocattoli, il
dialogo non perde mai un colpo, ma alla fine è anche uno spettacolo
dove vive il piacere di vedere l’appassionato virtuosismo degli
attori sopra un palcoscenico.
Roberto
Marafante
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