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Una commedia
gradevole, che sa far ridere senza rinunciare a far riflettere, che
assicura due ore di divertimento parlando di cose serissime. Tre attori di
manifesta bravura si esibiscono in uno show esilarante che riserva
non poche sorprese. Da sottolineare la prova dei tre attori, che confermano, anche nel difficile ruolo di tre persone diversamente abili, la loro tecnica, il loro brio. (L’Ottimista) Un disoccupato idealista che colleziona corsi inutili, un paraplegico che si occupa degli strumenti del Quirinale, un cieco che insegna inglese senza sapere l'inglese: ovvero, una banda di “loser” da far invidia a I Soliti Ignoti di Monicelli.(Sagoma Comedy) “Banda
Dis-Armata” è uno spettacolo in cui si fondono mirabilmente comicità
e sentimento, passioni drammi e debolezze: merito di una grande
forza recitativa degli attori, di un meraviglioso testo teatrale e
di una sapiente regia. “Banda Dis-Armata” è la rivoluzione non violenta di tre amici che vivono ai margini della società, di tre uomini privi di strumenti. Damiano (Michele La Ginestra) è sempre alla ricerca di un lavoro ed è l’unico italiano che si fa mantenere da una moglie rumena che lo chiama “defisiente”. Iaio (Ettore Bassi) è un paraplegico, custode degli strumenti delle bande musicali del Quirinale, è un eterno amareggiato e si sente in credito nei confronti della società. Tito (Sergio Zecca) è un non vedente che vive con la madre in una casa cosparsa di naftalina e che insegna lingue pur essendo diplomato in tromba al Conservatorio. Tutti uniti in una sola protesta contro il mondo. Per quale motivo un non vedente, un non deambulante ed un non pensante si ritrovano un giorno su un cornicione del Quirinale e vengono scambiati per tre terroristi? |
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“Banda (dis) armata” è una “commedia” moderna all’italiana, che cerca la sua strada di qualità, sia nella struttura che nei significati, in autonomia dai cliché della narrazione televisiva o dalla comicità invadente del “cabaret”… e non è facile. La commedia non deve solo far ridere, ma anche riflettere; magari deve incuriosire, forse un po’ avvincere; sorprendere, lasciarti con un bel ricordo. Non deve durare troppo, né troppo poco… La commedia è come la vita sembra semplice e invece è complicata. E’ così anche per i nostri personaggi che semplicemente diventeranno amici, ma questo non vorrà dire non complicarsi la vita… Ma non raccontiamo troppo della trama, perché lo spettacolo è un susseguirsi di piccoli, ma fondamentali, colpi di scena che costringono a cambiare continuamente il punto di vista dei tre protagonisti… e appunto anche la loro vita. Questo essere sempre in bilico tra la risata e la tragedia permette di viaggiare sul difficile crinale di un allestimento tra il simbolico evocativo e una narrazione divertente, articolata sempre con un ritmo cinematografico. L’idea di fondo è che ai tre personaggi appartenga un armadio, quell’oggetto casalingo così ingombrante eppure tanto privato… Quante cose possono avvenire in un armadio, quante se ne possono nascondere! L’armadio è un mondo, un pezzo di esistenza, la parabola dell’uomo… ha uno sportello che permette di vedere cosa c’è dentro. Su tutto troneggia un grande orologio che è il simbolo di quello del Palazzo del Quirinale, fulcro della vicenda, un orologio che segna il tempo di una nazione, ma anche il ritmo della vita di tre semplici uomini e della loro musica, sì perchè i nostri eroi hanno trasformato quest’arte nella forza della loro amicizia. Ecco come sono diventati una banda… una banda armata, ma solo di strumenti musicali... Intorno però ci sono molte persone che non sanno più distinguere strumento da strumento, fra quello che da senso alla vita e quello che l’aliena… e su questo punto non c’è relativismo che tenga! Roberto Marafante
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